{"id":144,"date":"2020-05-03T17:31:56","date_gmt":"2020-05-03T15:31:56","guid":{"rendered":"https:\/\/vinosa.it\/?p=144"},"modified":"2021-01-08T13:30:24","modified_gmt":"2021-01-08T12:30:24","slug":"in-principio-era-areni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vinosa.it\/en\/in-principio-era-areni\/","title":{"rendered":"In principio era Areni"},"content":{"rendered":"\n<p>Per chi si chiedesse chi o cosa sia Areni e a che cosa mi stia riferendo, ecco qui un primo indizio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"429\" height=\"408\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mappa-dellArmenia.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-145\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mappa-dellArmenia.jpg 429w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mappa-dellArmenia-300x285.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 429px) 100vw, 429px\" \/><figcaption>Armenia<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Areni, in armeno \u0531\u0580\u0565\u0576\u056b, \u00e8 una piccolissima citt\u00e0, un paesotto, al centro del paese, un po&#8217; a sud verso l&#8217;Iran, non molto distante dal monte Ararat &#8211; qui dove c&#8217;\u00e8 il pin verde di maps.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-su-maps-1024x569.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-146\" width=\"496\" height=\"275\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-su-maps-1024x569.jpg 1024w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-su-maps-300x167.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-su-maps-768x426.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-su-maps-850x472.jpg 850w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-su-maps.jpg 1178w\" sizes=\"(max-width: 496px) 100vw, 496px\" \/><figcaption><a href=\"https:\/\/goo.gl\/maps\/tJpXEFi26KamguBv5\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">https:\/\/goo.gl\/maps\/tJpXEFi26KamguBv5<\/a><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Stiamo parlando di una zona famosa in tutto il mondo per l&#8217;ambientazione di alcuni episodi della Bibbia e per essere non molto distante dalla altrettanto famosa mezzaluna fertile che ha dato i natali ad un sacco di cose interessanti. Ma vabb\u00e8, questa \u00e8 roba da scuola quindi andiamo avanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono enciclopedie da dire su Areni e sull&#8217;Armenia. Districarsi non \u00e8 facile perch\u00e9 bisogner\u00e0 saltare da una parte all&#8217;altra per poi ricomporre questo meraviglioso ed antico mosaico, sperando di non perdersi qualche tessera per strada assieme a qualche lettore.<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto, diciamo che qui viene prodotto un vino antico, un vino che non ha conosciuto la tragedia della fillossera e che prospera a piede franco ad altitudini che in Europa si possono solo sognare.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo tra i 1400 e i 1600 metri sul livello del mare. Gi\u00f9, nelle pianure, ai piedi del biblico Ararat, c&#8217;\u00e8 un caldo asfissiante, implacabile. Ma lass\u00f9 il clima si ingentilisce, diventa pi\u00f9 sopportabile. Non solo, quelle altezze regalano a vitigni antichissimi desiderabili escursioni termiche notte\/giorno che giovano cos\u00ec tanto alla ricchezza degli acidi fissi nell&#8217;acino e favoriscono nella buccia &#8211; quella che rilascia il colore e la maggior parte dei tannini al vino &#8211; la concentrazione degli aromi e dei profumi.<\/p>\n\n\n\n<p>Dicevamo, piede franco.<\/p>\n\n\n\n<p>Piccola digressione viticola abbastanza nota ma indispensabile: piede franco \u00e8 il vitigno che non \u00e8 stato innestato in un portainnesto americano per poter far fronte alle aggressioni della fillossera. Piccolo e crudelissimo animaletto parassita che attacca alle radici le vigne e che alla fine dell&#8217;Ottocento &#8211; la fillossera fu portata qui dalle Americhe &#8211;  fece una strage in tutta Europa portandosi via praticamente tutta la produzione vinicola del vecchio continente e di fatto la azzer\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Si salvarono pochissime cultivar che allignavano in determinate  particolari condizioni: terreni lavici, terreni sabbiosi, vigne ad altitudini molto elevate. Poca roba.<br>Si torn\u00f2 ad allevare vino in condizioni &#8220;normali&#8221; solo quando si scopr\u00ec la tecnica del portainnesto e a patto di utilizzarla massivamente. Una sorta di &#8220;immunit\u00e0 di gregge&#8221; formato viti, insomma.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle pochissime zone dove questo non fu necessario (per esempio in alcune limitatissime aree della Campania, in Val d&#8217;Aosta, in Sicilia e nelle sue isole) troviamo alcuni vini &#8220;originali&#8221; ante-fillossera che riuscirono a non essere distrutti dall&#8217;infame esserino (ho in mente, per esempio, il piedirosso campano che alcuni dicono corrisponda alla &#8220;colombina &#8221; di Plinio il Vecchio).<br>\u00c8 chiaro che il piede americano che supporta l&#8217;innesto europeo non \u00e8 neutro, non \u00e8 che non lasci qualche traccia di qualsiasi tipo nel vino che poi viene prodotto. \u00c8 per quanto poco, un incrocio tra due piante differenti. In conseguenza, anche il vino risulta diverso, non \u00e8 pi\u00f9 quello che era ante-fillossera e di questo dobbiamo tenerne conto. Soprattutto se siamo in presenza di un vino piede franco che, cos\u00ec, ci si presenta in tutto il suo splendore originario.<\/p>\n\n\n\n<p>Fine della digressione.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando, quindi, ad Areni, qui grazie appunto alle altitudini e tutto sommato anche all&#8217;isolamento relativo che a suo tempo protesse i vigneti, sono riuscite a sopravvivere delle specie ultrasecolari.<br>Le strade per arrivare lass\u00f9 non sono di facile accesso e i vigneti ad un certo punto furono abbandonati per secoli alla loro sorte.<\/p>\n\n\n\n<p>Lasciamo ancora per un attimo la storia del recupero dei vigneti di Areni e torniamo, invece al territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>La mappa non \u00e8 il territorio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Bateson-Mente-e-natura.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-147\" width=\"310\" height=\"488\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Bateson-Mente-e-natura.jpg 427w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Bateson-Mente-e-natura-191x300.jpg 191w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Bateson-Mente-e-natura-300x472.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 310px) 100vw, 310px\" \/><figcaption>Bateson, Mente e Natura, Milano, Adelphi Edizioni, 1993<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><br>Lo so, non c&#8217;entra niente il povero Bateson, ma a me piace enormemente e non vedevo l&#8217;ora di infilare questa cituazione da qualche parte. Qui secondo me ci sta benissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2, forse, in qualche cosa ci pu\u00f2 aiutare. <\/p>\n\n\n\n<p>Con triplo salto carpiato e un paio di avvitamenti, dicevo, torniamo ad Areni e alle sue meraviglie.<br>La zona fu oggetto di moltissimi scavi archeologici soprattutto a partire dal 2007, per cui a Voyots Dzor l&#8217;area fu nominata Areni-1 cave complex, ricchissima di reperti di vario tipo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-1-cave-entrata-By-Serouj-1024x354.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-148\" width=\"807\" height=\"279\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-1-cave-entrata-By-Serouj-1024x354.jpg 1024w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-1-cave-entrata-By-Serouj-300x104.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-1-cave-entrata-By-Serouj-768x266.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-1-cave-entrata-By-Serouj-850x294.jpg 850w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-1-cave-entrata-By-Serouj.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 807px) 100vw, 807px\" \/><figcaption>Areni_1 cave <strong> <\/strong>entrance<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tra le tante cose che furono ritrovate, ci fu anche questa cosa che vi faccio vedere qui sotto in foto:<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/oldest-winery-Areni_1-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-149\" width=\"810\" height=\"539\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/oldest-winery-Areni_1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/oldest-winery-Areni_1-300x200.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/oldest-winery-Areni_1-768x512.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/oldest-winery-Areni_1-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/oldest-winery-Areni_1-2048x1366.jpg 2048w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/oldest-winery-Areni_1-850x567.jpg 850w\" sizes=\"(max-width: 810px) 100vw, 810px\" \/><figcaption>Courtesy Smithsonian Institute <br>6.000-year-old winery discovered inside the Areni-1 cave in Armenia<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>questa immagine, in pratica, ci mostra la pi\u00f9 antica sede di produzione del vino al mondo &#8211; almeno, fino ad ora conosciuta &#8211; e data oltre seimila anni fa seimila. Una cantina ante litteram. Questo per dire quanto \u00e8 antica la passione dell&#8217;uomo per il vino e tutto sommato, quanto poco certe pratiche si siano evolute da allora ad oggi. <br>E quanto questo sia vero lo vedremo qui tra poco.<\/p>\n\n\n\n<p>Ah, giusto per curiosit\u00e0, nello stesso sito fu ritrovato un mocassino incredibilmente ben conservato che viene considerato la scarpa pi\u00f9 antica del mondo, molto pi\u00f9 antica di quella del nostro Oetzi che invece risale a &#8220;solo&#8221; 3.000\/3.100 anni fa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"585\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mocassino-di-Areni-1024x585.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-150\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mocassino-di-Areni-1024x585.jpg 1024w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mocassino-di-Areni-300x171.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mocassino-di-Areni-768x439.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mocassino-di-Areni-850x485.jpg 850w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/mocassino-di-Areni.jpg 1385w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Mocassino Areni_1<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Ora per\u00f2 torniamo al vino.<\/p>\n\n\n\n<p>Agli esperti che si occuparono degli scavi di Areni e che si trovarono di fronte la prima winery del mondo non era chiaro se effettivamente in quella proto-azienda producessero in realt\u00e0 vino o qualche altro succo.<br>Questo era molto importante da stabilire, perch\u00e9 in questo modo si poteva mettere un punto di origine all&#8217;arte della vinificazione e della strumentazione che veniva utilizzata per produrlo e far risalire molto, molto pi\u00f9 indietro la nascita del vino (lasciando perdere i riferimenti presenti nella Bibbia che dal punto di vista archeologico non fanno testo). Di fatto, le analisi chimiche non erano dirimenti perch\u00e9 molti degli elementi ritrovati nelle giare sotterrate sono anche sostanziosamente presenti, per esempio, nel melograno, tipico frutto proprio di quella zona. <br>Quindi, cosa spremevano e conservavano ad Areni seimila anni fa?<\/p>\n\n\n\n<p>Saltiamo allora al 2010, anno in cui viene pubblicato un articolo sul Journal of Archeological Science. <\/p>\n\n\n\n<p>Lascio qui il link da cui si pu\u00f2 scaricare il lavoro per chi fosse interessato ad approfondire la parte scientifica della scoperta:<br><a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/228632832_Chemical_evidence_for_wine_production_around_4000_BCE_in_the_Late_Chalcolithic_Near_Eastern_highlands\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">LINK<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Il titolo \u00e8 interessante: <em>Chemical evidence for wine production around 4.000 BCE in the Late Chalcolithic near Eastern highlands<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Impegnativissimo, lo so. <\/p>\n\n\n\n<p><br>Per\u00f2 il succo (!!!) \u00e8 che gli scavi archeologici di Areni &#8211; con l&#8217;utilizzo di tecniche nuove &#8211; rilevarono prima di tutto la presenza della malvidina, un antociano presente nelle bucce degli acini e che dona al vino (ma anche al melograno) il colore rosso. <\/p>\n\n\n\n<p>Come fare, pertanto, a capire se in quelle otri veniva conservato succo di melograno o succo di uva e, quindi, poi vino? Approfondendo con altri strumenti  &#8211; esempi di estratto secco, cromatografia in stato liquido blablabla &#8211; riuscirono a risolvere la questione e, in conclusione &#8211; fiuuuu ci siamo! &#8211; confermarono con analisi chimiche raffinatissime che nelle otri sotterrate che vedete in foto s\u00ec, c&#8217;era proprio vino.<\/p>\n\n\n\n<p>Finalmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 ora passiamo alle anfore, perch\u00e9 ci servono per arrivare alla nostra meta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 facilmente immaginabile quanto difficile potesse essere la conservazione del vino a quel tempo, senza nessuno tipo di tecnologia e nessun tipo di controllo sulle temperature o sui materiali cos\u00ec come usati da noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 \u00e8 davvero incredibile scoprire come gli uomini dell&#8217;et\u00e0 del rame risolsero egregiamente la questione a tal punto che le loro soluzioni ancor oggi vengono impiegate con ottimi risultati per alcuni vini italiani rinomatissimi  (mi riferisco al memorabile Anfora di Gravner, una ribolla gialla friulana che matura in colossali anfore di terracotta sotterrate in Friuli).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma andiamo con ordine. Le anfore. <br>In armeno si chiamano &#8220;<em>kerasi<\/em>&#8220;, antichi contenitori, giganteschi, in terracotta, sotterrati che servivano per stoccare il vino appena spremuto e lasciarlo fermentare e maturare a temperature abbastanza costanti garantite dalla profondit\u00e0 della terra. La terracotta \u00e8 un materiale meraviglioso, poroso e traspirante che lascia che il vino &#8220;viva&#8221; e si evolva di conseguenza a contatto con quantit\u00e0 limitate di ossigeno che, in questo modo, non ossida il liquido.<br>Attualmente nessuno in Armenia produce pi\u00f9 quel genere di anfore, infatti quelle che ancora oggi vengono usate, sono state scoperte girando da villaggio in villaggio e chiedendo ai contadini di zone remote di cedere le proprie.<br>Per curiosit\u00e0, diciamo che in Italia esistono alcuni produttori, soprattutto in alcune zone della Toscana, che cogliendo i mutamenti del mercato enologico e la tendenza alla riscoperta di tecniche antiche, si rifanno alla tradizione delle <em>kerasi<\/em> per\u00f2 aggiornandole con alcune novit\u00e0 tecniche migliorative.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"518\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/anfore-toscane-per-vino.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-155\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/anfore-toscane-per-vino.jpg 1024w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/anfore-toscane-per-vino-300x152.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/anfore-toscane-per-vino-768x389.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/anfore-toscane-per-vino-850x430.jpg 850w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Cottura delle anfore da vino in Toscana<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per chi fosse interessato lascio qui il link ad un video dove viene spiegato come vengono costruite queste anfore gigantesche studiate appositamente per il vino<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\"><iframe loading=\"lazy\" title=\"La Terracotta e il Vino\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/0GTaCyATyAQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/div>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p><br>E finalmente ci avviciniamo alla meta. In quel di Vayots Dzor, sotto lo sguardo severo dell&#8217;Ararat, un&#8217;azienda armena &#8211; la Zorah Wines &#8211; intorno agli anni Duemila decide di recuperare i vitigni di un antico monastero del XIII secolo e reimpiantare cultivar armeni antichissimi ormai dimenticati.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"550\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/karasi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-157\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/karasi.jpg 700w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/karasi-300x236.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><figcaption>I vigneti di Zorah ai piedi dell&#8217;Ararat<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><br>Il titolare, Zorik Gharibian, un armeno cresciuto in Italia, acquista un po&#8217; per volta appezzamenti  tra i 1.400 e i 1.600 metri e studia accuratamente sia la genetica dei vitigni sia le tecniche di vinificazione. Segue da vicino gli scavi di Areni_1 e con le informazioni del sito archeologico relative alla prima winery del mondo, gira di villaggio in villaggio raccogliendo e restaurando circa 30 kerasi che diventano patrimonio pregiatissimo dell&#8217;azienda.<\/p>\n\n\n\n<p>Con l&#8217;ausilio di uno degli archeologi di Areni_1, J. Vouillamoz, botanico e genetista enologo &#8211; oltre che anche collaboratore di Janis Robinson nel rinomatissimo volume &#8220;Wine Grapes&#8221;-, Zorik Gharibian riesce a riposizionare il suo paese tra i produttori di vino da menzionare a livello mondiale, ribaltando quella che era stata la politica sovietica di volere l&#8217;Armenia produttrice di brandy (e la Georgia di vino). <br>Gli studi di Vouillamoz gli confermano che i vigneti utilizzati ad Areni sono davvero al 100% armeni e non sono collegati a nessun&#8217;altra variet\u00e0 mondiale conosciuta. A piede franco, ovviamente, Zorah Wines utilizza essenzialmente l&#8217;Areni per i rossi, con una buccia molto spessa che difende l&#8217;acino dalle forti escursioni termiche, di anche oltre venti gradi, che ci sono durante il periodo della maturazione delle uve.<\/p>\n\n\n\n<p>Zorik, per completare il suo progetto di recupero enologico e viticolo, si porta dietro dall&#8217;Italia due nomi di spicco dell&#8217;enologia italica, professionisti che si sono fatti le ossa in una delle cantine pi\u00f9 rinomate ed antiche del mondo, gli Antinori: l\u2019agronomo Stefano Bartolomei e l\u2019enologo Alberto Antonini. Assieme decidono le pratiche di vigna e sistemano la cantina ponendo accanto alle anfore vasi di cemento per mantenere un certo controllo sulle temperature. Basta. Tutto il resto lo fanno i vigneti e il <em>terroir<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Per il bianco Voski usa due vitigni, sempre autoctoni, il Garandmak e il Vosk\u00e9at, sempre allevati ad almeno 1.400 metri sul livello del mare con interventi al minimo. Assaggiata l&#8217;annata 2017, dopo la dovuta areazione nel bicchiere, il vino si presenta quasi lievemente dorato, di media maturazione, pere e fiori bianchi come se non ci fosse un domani, elegante e complesso e molto, molto lungo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Karasi Areni Noir \u00e8 una divinit\u00e0 fatta vino. Un vino delle alte vette, diverso da qualsiasi cosa si possa assaggiare a qualsiasi latitudine. La modalit\u00e0 di allevamento (nessun intervento in vigna), il fatto che le viti siano a piede franco e che il vino faccia un passaggio di sei mesi nelle antiche karasi, tutto questo rende il vino un <em>hapax <\/em>di una complessit\u00e0 e di una unicit\u00e0 rare e mozzafiato.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Nel bicchiere il colore \u00e8 un rubino molto profondo ma vivace, sentori di frutta rossa escono dalla bottiglia appena le si toglie il tappo. Vibrantissime non solo le solite conosciute ciliegie (quelle intense, quasi nere,  della specie dei duroni, non quelle chiare e asprigne) ma soprattutto le more, varie confetture e la liquirizia. Un vino esplosivo, lungo ed elegantissimo che fa mormorare al miracolo per tutta la durata, brevissima, della bottiglia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Zorah-vini-armeni-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-158\" width=\"377\" height=\"502\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Zorah-vini-armeni-768x1024.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Zorah-vini-armeni-225x300.jpg 225w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Zorah-vini-armeni-300x400.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Zorah-vini-armeni-850x1133.jpg 850w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Zorah-vini-armeni.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 377px) 100vw, 377px\" \/><figcaption>Voski e Karasi di Zorah Wines &#8211; 2017<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">Tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>Per chi si chiedesse chi o cosa sia Areni e a che cosa mi stia riferendo, ecco qui un primo indizio. 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