{"id":1604,"date":"2020-11-24T14:00:15","date_gmt":"2020-11-24T13:00:15","guid":{"rendered":"https:\/\/vinosa.it\/?p=1604"},"modified":"2020-12-27T15:47:02","modified_gmt":"2020-12-27T14:47:02","slug":"il-vino-nella-scienza-e-la-scienza-del-vino-quattro-chiacchiere-con-il-genetista-luigi-frusciante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vinosa.it\/en\/il-vino-nella-scienza-e-la-scienza-del-vino-quattro-chiacchiere-con-il-genetista-luigi-frusciante\/","title":{"rendered":"Il vino nella scienza e la scienza del vino. Quattro chiacchiere con il genetista: Luigi Frusciante"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Luigi Frusciante \u00e8 Professore Emerito presso il Dipartimento di Agraria dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Napoli Federico II. Nella sua attivit\u00e0 istituzionale ha ricoperto, presso lo stesso ateneo, l\u2019incarico di Direttore del Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta, dell\u2019Ambiente e delle Produzioni Animali dal 2004 al 2012, di Presidente del Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia dal 2007 al 2013, ed \u00e8 stato anche membro del Consiglio di Amministrazione dal 2008 al 2011.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Professor Frusciante \u00e8 stato anche Presidente della Societ\u00e0 Italiana di Genetica Agraria (SIGA) dal 2006 al 2009.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua attivit\u00e0 scientifica si impernia sul settore della genetica agraria, nell\u2019ambito del quale ha coordinato diversi progetti di ricerca nazionali ed internazionali. E\u2019 stato coordinatore di progetti sul miglioramento genetico della patata per la produzione, caratterizzazione e utilizzazione di ibridi somatici per la costituzione di nuove variet\u00e0 e sul miglioramento della qualit\u00e0 in pomodoro e altre specie ortive. E\u2019 stato anche coordinatore italiano del progetto consortile per il sequenziamento del genoma del pomodoro. <br>Il Professor Frusciante ha pubblicato pi\u00f9 di 250 lavori su riviste nazionali, internazionali e capitoli di libri.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/DSCN0514-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1634\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/DSCN0514-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/DSCN0514-300x225.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/DSCN0514-768x576.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/DSCN0514-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/DSCN0514-500x375.jpg 500w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/DSCN0514-800x600.jpg 800w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/DSCN0514-1280x960.jpg 1280w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/DSCN0514-1920x1440.jpg 1920w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/DSCN0514-533x400.jpg 533w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/DSCN0514-850x638.jpg 850w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/DSCN0514.jpg 2016w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Il professor Frusciante, secondo da destra, insieme a Rita Levi Montalcini e altri colleghi<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Professor Frusciante, ci possiamo dare del tu?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Certo!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per me \u00e8 un vero onore. <\/strong><br><strong>Come da copione per questo blog, ti va di raccontare ai nostri lettori come \u00e8 nata la tua passione per la genetica ed in particolare per quella agraria?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la laurea in Scienze Agrarie ebbi la possibilit\u00e0 di scegliere tra una borsa di studio in genetica, bandita dalla cattedra di miglioramento genetico delle piante coltivate &#8211; dell\u2019allora Facolt\u00e0 di Agraria dell\u2019Universit\u00e0 degli studi Napoli &#8211; e l\u2019insegnamento nelle scuole. Optai per la borsa di studio, anche se le mie conoscenze di genetica erano legate alle poche nozioni apprese nel corso di zootecnia generale, all\u2019epoca tenuto dal Prof. Tito Manlio Bettini. <br>Ebbe inizio cos\u00ec la mia avventura nel mondo degli incroci e della segregazione e soprattutto ebbi la fortuna di incontrare un grande maestro e un uomo eccezionale: Luigi Monti. Il prof. Monti \u00e8 stato il fondatore della scuola di genetica agraria a Portici, oggi riconosciuta come un\u2019eccellenza, non solo nazionale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/20181014_173542-1-943x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1647\" width=\"518\" height=\"547\"\/><figcaption>Luigi Frusciante (a destra) con Luigi Monti<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Partiamo da una cosa che mi incuriosisce molto. Ho trovato un tuo lavoro dal titolo <em>Dating the beginning of the Roman viticultural model in the Western Mediterranean: The case study of Chianti (Central Italy)<\/em> pubblicato nel 2017 sulla prestigiosa rivista PlosOne. Ce lo puoi raccontare? In che modo l\u2019analisi dei vinaccioli vi ha permesso di datare l\u2019inizio della viticultura romana nella zona del Chianti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La vite \u00e8 stata domesticata nella regione Caucasica, dove \u00e8 coltivata da oltre 7.000 anni. La comunit\u00e0 scientifica dibatte ancora su quali siano stati i processi di diversificazione delle uve e le innovazioni tecnologiche che hanno interessato la viticoltura. Da questo punto di vista, i reperti archeobotanici sono una fonte preziosissima d\u2019informazioni biologiche utili a ricostruire la storia della domesticazione e del miglioramento genetico della vite. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"354\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-1-cave-entrata-By-Serouj-1024x354.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-148\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-1-cave-entrata-By-Serouj-1024x354.jpg 1024w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-1-cave-entrata-By-Serouj-300x104.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-1-cave-entrata-By-Serouj-768x266.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-1-cave-entrata-By-Serouj-850x294.jpg 850w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Areni-1-cave-entrata-By-Serouj.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Areni<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel 2015 abbiamo avuto la possibilit\u00e0 di analizzare i vinaccioli rinvenuti in un sito archeologico etrusco-romano nel cuore del Chianti, una delle regioni vinicole pi\u00f9 antiche e rinomate d&#8217;Europa. La datazione dei materiali ritrovati nelle diverse stratificazioni dello scavo ha fatto risalire i reperti a un periodo chiave nella storia della viticoltura, quello compreso tra il 300 a.C. \u2013 fase tarda del periodo etrusco \u2013 e il I secolo d.C., et\u00e0 romana. <br>Il materiale ha destato la nostra curiosit\u00e0 e ci siamo messi subito al lavoro. Lo studio del DNA antico, analizzato con le pi\u00f9 recenti tecniche della genetica e della biologia molecolare, consente l\u2019identificazione degli individui e la determinazione delle relazioni di parentela. Per questo ci siamo chiesti da quali vitigni derivassero quei semi antichi e se condividessero qualcosa con le variet\u00e0 moderne. I dati genetici prodotti hanno supportato l\u2019ipotesi che i semi trovati all&#8217;interno di ogni strato dello scavo provenissero da diversi vitigni; uno scenario compatibile con l\u2019idea di una viticoltura multi-varietale. <\/p>\n\n\n\n<p>Il confronto del DNA antico con quello di alcune variet\u00e0 moderne non ha svelato alcuna piena corrispondenza. Allo stesso tempo, i colleghi archeobotanici hanno condotto dei rilievi morfologici sui semi osservando un improvviso aumento della dimensione degli stessi, verificatosi intorno al 200 a.C.. La combinazione dei dati genetici con quelli morfometrici ci ha permesso di ipotizzare che intorno al 200 a.C. ci fu una vera e propria &#8220;rivoluzione&#8221; nella coltivazione della vite dovuta non tanto alla selezione di nuove variet\u00e0, ma pi\u00f9 probabilmente all&#8217;adozione di tecniche innovative di gestione delle piante. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"445\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/tomba-etrusca-a-Tarquinia.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1618\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/tomba-etrusca-a-Tarquinia.jpg 800w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/tomba-etrusca-a-Tarquinia-300x167.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/tomba-etrusca-a-Tarquinia-768x427.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/tomba-etrusca-a-Tarquinia-500x278.jpg 500w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/tomba-etrusca-a-Tarquinia-719x400.jpg 719w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>In quel periodo, i coloni etruschi nel Chianti furono stimolati dalla cultura romana &#8211; in espansione verso nord &#8211; ad utilizzare nuove pratiche di gestione dei vigneti e noi ipotizziamo che una delle innovazioni pi\u00f9 importanti possa essere stata l&#8217;introduzione della potatura, che induce condizioni fisiologiche pi\u00f9 favorevoli alla crescita del seme. Tali cambiamenti furono la conseguenza di specifiche scelte imprenditoriali compiute dai Romani in un periodo d\u2019investimenti economici nella coltivazione della vite e nella vinificazione per soddisfare la crescente domanda commerciale dopo la conquista del bacino del Mediterraneo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da Areni alla Sicilia la datazione dei primi siti di produzione del vino si sta spostando sempre pi\u00f9 indietro nel tempo e in zone sempre pi\u00f9 centrali (\u00e8 recentissima la notizia del ritrovamento di un torchio che pare per ora essere il primo della storia). Cambier\u00e0 anche la mappa dei percorsi di diffusione della vite?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non ci sono dubbi che l\u2019Armenia, la Georgia ed in parte l\u2019Iran siano stati i centri primari di domesticazione della vite e, quindi, \u00e8 anche plausibile che le prime fermentazioni dell\u2019uva siano avvenute in quelle aree. Infatti, ad oggi i primi reperti ascrivibili alla fermentazione dell\u2019uva si fanno risalire a circa 5000 anni fa e sono stati trovati in un orcio a Godin Tepe in Iran. Forse ancora pi\u00f9 incredibile ed eccezionale \u00e8 il reperimento di un altro prodotto assimilabile ad una bevanda proveniente da un processo di fermentazione dell\u2019uva trovato in una brocca rinvenuta nel complesso nuragico di Bau Nuraxi, in Sardegna, e risalente a pi\u00f9 di 3000 anni fa. Peraltro, in quest\u2019area, studi di archeobotanica hanno evidenziato anche la presenza di polline proveniente da <em>Vitis vinifera<\/em>. Questa scoperta ci deve far riflettere su come sia arrivata nell\u2019isola la vite, chi l\u2019ha introdotta, e quindi rivedere, a questo punto, la storia dell\u2019introduzione di questa specie in Italia, anche se \u00e8 presumibile che in Sardegna, la vite, sia stata introdotta dai Fenici e non dagli Etruschi. Questi ritrovamenti fanno anche ritenere che la coltivazione della vite, almeno in Sardegna, sia molto pi\u00f9 antica di quanto finora ipotizzato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quale \u00e8 stato l\u2019apporto degli Etruschi nell\u2019evoluzione della storia del vino italico? Ed i Celti che ruolo hanno svolto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La storia ci dice che gli Etruschi furono i primi a sviluppare la viticoltura in Italia, almeno quella continentale, diffondendola su tutto il territorio nazionale. &nbsp;Gli Etruschi furono anche fondamentali per la diffusione del vino nel mondo. La loro viticoltura era basata sull\u2019allevamento di specie selvatiche di viti, le lambruscaie. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1002\" height=\"572\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/lambruscaia.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1620\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/lambruscaia.jpg 1002w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/lambruscaia-300x171.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/lambruscaia-768x438.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/lambruscaia-500x285.jpg 500w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/lambruscaia-800x457.jpg 800w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/lambruscaia-701x400.jpg 701w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/lambruscaia-850x485.jpg 850w\" sizes=\"(max-width: 1002px) 100vw, 1002px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Invece l\u2019inizio della viticoltura si deve a Numa Pompilio, secondo re di Roma. Fu lui, infatti, ad avviare la razionalizzazione della coltivazione delle viti, imponendo la potatura ed anche una coltivazione pi\u00f9 specializzata. Numa Pompilio impose anche che il vino utilizzato per le cerimonie religiose dovesse provenire esclusivamente da uve raccolte da viti potate. Molto probabilmente i Celti, pi\u00f9 precisamente i Galli cisalpini, affinarono le tecniche di coltivazione della vite e avviarono un processo d\u2019identificazione dei vitigni pi\u00f9 adatti agli ambienti freddi delle Prealpi partendo da quelli gi\u00e0 usati dagli Etruschi sugli Appennini. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"599\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/anfore-celtiche-per-vino.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1623\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/anfore-celtiche-per-vino.jpg 900w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/anfore-celtiche-per-vino-300x200.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/anfore-celtiche-per-vino-768x511.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/anfore-celtiche-per-vino-500x333.jpg 500w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/anfore-celtiche-per-vino-800x532.jpg 800w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/anfore-celtiche-per-vino-601x400.jpg 601w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/anfore-celtiche-per-vino-850x566.jpg 850w\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Inoltre, i Celti hanno avuto il grande merito di innovare le tecniche di conservazione del vino. I Romani conservavano il vino in grandi anfore di terracotta che erano perfette per i climi mediterranei, di solito molto miti, ma poco adatti ai rigidi inverni alpini. I Celti, quindi, per preservare il vino dal congelamento invernale, adottarono nuove tecniche di conservazione come l\u2019interramento delle anfore e l\u2019uso di nuovi materiali per la costruzione dei contenitori. In alcuni scavi, infatti, sono stati trovati recipienti di legno contenenti tracce di vino, o meglio di sostanze provenienti dalla vinificazione delle uve. Questo \u00e8 sicuramente il primo esempio storico dell\u2019uso del legno in enologia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da Columella ad oggi, quanto e come \u00e8 cambiata la coltivazione della vite e la qualit\u00e0 del vino?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Columella nella sua opera pi\u00f9 importante, il <em>De Re Rustica<\/em> (per molti secoli l\u2019unico trattato di agronomia disponibile), dedica pi\u00f9 di un libro alla viticoltura e all\u2019enologia. Descrive le diverse \u201cvariet\u00e0\u201d di viti e soprattutto si sofferma sul loro adattamento all\u2019ambiente, esortando i viticoltori a tenerne conto e scegliere sempre quelle pi\u00f9 adatte alle aree in cui impiantare i nuovi vigneti. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"739\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Columella-De-re-rustica-a-Stuttgart-1024x739.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1637\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Columella-De-re-rustica-a-Stuttgart-1024x739.jpg 1024w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Columella-De-re-rustica-a-Stuttgart-300x217.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Columella-De-re-rustica-a-Stuttgart-768x554.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Columella-De-re-rustica-a-Stuttgart-1536x1109.jpg 1536w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Columella-De-re-rustica-a-Stuttgart-2048x1478.jpg 2048w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Columella-De-re-rustica-a-Stuttgart-500x361.jpg 500w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Columella-De-re-rustica-a-Stuttgart-800x577.jpg 800w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Columella-De-re-rustica-a-Stuttgart-1280x924.jpg 1280w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Columella-De-re-rustica-a-Stuttgart-1920x1386.jpg 1920w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Columella-De-re-rustica-a-Stuttgart-554x400.jpg 554w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Columella-De-re-rustica-a-Stuttgart-850x613.jpg 850w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Courtesy Heinrich \u00d6sterreicher, Abt von Schussenried: &#8216;De re rustica&#8217; des Columella, dt. &#8211; W\u00fcrttemberg im Sp\u00e4tmittelalter. Katalog, Stuttgart 1985, S. 137, Pubblico dominio, https:\/\/commons.wikimedia.org\/w\/index.php?curid=7645544<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Queste osservazioni rappresentano le prime descrizioni dell\u2019interazione genotipo-ambiente, anticipando di due millenni il concetto di plasticit\u00e0 fenotipica. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma che cosa \u00e8 la plasticit\u00e0 fenotipica? <br>\u00c8 la capacita che hanno i genotipi di interagire con l\u2019ambiente, alcuni si adattano a pi\u00f9 ambienti senza risentire delle condizioni pedoclimatiche nelle quali sono coltivati, altri invece si esprimono bene solo in ambienti ben definiti. <br>Ad esempio, se consideriamo la cultivar Sangiovese, ampiamente coltivata in Italia, sappiamo che essa esprime le sue eccezionali capacit\u00e0 solo in alcune aree, principalmente quelle toscane, dove d\u00e0 origine ad uno dei pi\u00f9 prestigiosi vini italiani: il Brunello. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"570\" height=\"570\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/columella.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1626\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/columella.jpg 570w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/columella-300x300.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/columella-150x150.jpg 150w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/columella-500x500.jpg 500w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/columella-400x400.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 570px) 100vw, 570px\" \/><figcaption>Columella<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Sembra che Columella, per mettere in pratica le conoscenze acquisite nei lunghi anni di studi dedicati alla viticoltura, impiant\u00f2 sui suoi terreni un piccolo vigneto sperimentale (circa mezzo ettaro), applicando le sue teorie: identificazione di un appezzamento di terreno idoneo per la coltivazione, per caratteristiche del suolo, esposizione, altitudine etc., scelta del vitigno &#8211; il pi\u00f9 adatto alle condizioni pedoclimatiche della zona &#8211; il sesto d\u2019impianto, il portainnesto (i Romani avevano sviluppato ed affinato molto le tecniche dell\u2019innesto). <br>In pi\u00f9 Columella introdusse una nuova teoria: quella di agire anche sulle piante da usare come donatrici di marze. <\/p>\n\n\n\n<p>Il grande georgico aveva intuito, infatti, che il successo di un vigneto era legato anche alla scelta del materiale \u201cgenetico\u201d di partenza e quindi la selezione delle piante migliori, per impiantare i nuovi vigneti. Per Columella era &nbsp;necessario partire da gemme\/talee prelevate da un\u2019unica pianta e\/o da poche piante uguali, per migliorare le qualit\u00e0 del vigneto. Con questa teoria, Columella si era &nbsp;portato avanti, per cos\u00ec dire, anche con la selezione clonale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vino ai tempi dei Romani era un\u2019altra bevanda, niente a che vedere con i vini dei giorni nostri, forse l\u2019unico pi\u00f9 vicino alla nostra idea di vino era il Falerno. Un vino, gi\u00e0 allora, considerato longevo e ben strutturato, il migliore, quello da imitare. <br>Non sappiamo con certezza quale fosse il vitigno che dava origine a questo grande vino. Dagli scritti dei georgici latini si evince che il Falerno era un vino legato soprattutto ad un territorio, quello campano, <em>l\u2019ager Falernus,<\/em> il primo \u201cterroir\u201d? <br>I Romani bevevano sia un Falerno bianco sia un Falerno rosso. <br>I vitigni&nbsp; coltivati, a quel tempo in Campania,&nbsp;si dividevano fondamentalmente in due gruppi: il gruppo dei vini di pianura (latini) e quello dei vini di collina (greci) che rappresentavano due categorie merceologiche, &nbsp;distinte in base alla loro &nbsp;qualit\u00e0, la categoria dei vini greci era quella&nbsp; pi\u00f9 pregiata. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/immagine-di-falerno.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1629\" width=\"578\" height=\"306\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/immagine-di-falerno.jpg 529w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/immagine-di-falerno-300x159.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/immagine-di-falerno-500x265.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 578px) 100vw, 578px\" \/><figcaption>Falerno (?)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Quasi sicuramente alcuni vitigni coltivati &nbsp;ai tempi dei Romani sono arrivati fino a noi, come Aglianico, Piedirosso, Coda di volpe, &nbsp;Fiano, Greco, Falanghina. Tutti questi vitigni, tuttora coltivati, sono l\u2019emblema della vitivinicoltura campana, ma sono gli stessi coltivati dai Romani? Se guardiamo alla loro storia (un po\u2019 romanzata) la risposta \u00e8 s\u00ec; ma se ci chiediamo, anche, se essi siano identici geneticamente, la risposta \u00e8 pi\u00f9 difficile da dare. <br>La viticoltura in Campania \u00e8 iniziata con i Greci pi\u00f9 o meno nel VII secolo a.C., si \u00e8 diffusa con gli Etruschi, a partire dal V secolo a.C., ed \u00e8 stata valorizzata dai Romani. Tutti i grandi \u201cagronomi\u201d latini, infatti, (Catone, Varrone, Lucrezio, Virgilio, Columella, Plinio) hanno riferito dei vitigni campani: <em>vitis apiana, aminea gemella,<\/em> esaltando la loro eccellente qualit\u00e0, che come abbiamo visto era riferita pi\u00f9 al territorio che al vitigno. Quindi, ritornando alla loro identit\u00e0 genetica rispetto ai vitigni dei giorni nostri, dobbiamo considerare che, essendo la vite una specie a propagazione vegetativa, essa ha sicuramente mantenuto nel tempo la sua struttura genetica. <br>Anche le analisi effettuate sui grappoli e sulle foglie degli affreschi ritrovati nelle <em>domus<\/em> di Pompei lo&nbsp;dimostrerebbero; d\u2019altra parte dobbiamo considerare che negli ultimi duemila anni possono essere intervenute delle mutazioni che hanno modificato alcuni caratteri, soprattutto quelli relativi all\u2019adattamento ambientale. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/maschera-su-foglie-di-vite-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1656\" width=\"528\" height=\"528\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/maschera-su-foglie-di-vite-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/maschera-su-foglie-di-vite-300x300.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/maschera-su-foglie-di-vite-150x150.jpg 150w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/maschera-su-foglie-di-vite-768x768.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/maschera-su-foglie-di-vite-500x500.jpg 500w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/maschera-su-foglie-di-vite-800x800.jpg 800w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/maschera-su-foglie-di-vite-400x400.jpg 400w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/maschera-su-foglie-di-vite-850x850.jpg 850w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/maschera-su-foglie-di-vite.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 528px) 100vw, 528px\" \/><figcaption>Maschera su foglie di vite &#8211; affresco a Pompei<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Non dobbiamo dimenticare, infatti, che a partire dall\u2019alto Medio Evo e fino alla fine del XVIII secolo, (circa mille anni) il continente europeo \u00e8 stato interessato da due eventi metereologici contrastanti e per certi versi catastrofici. Per tutto il Medio Evo l\u2019Europa ha beneficiato di un clima temperato chiamato \u201coptimum climatico medievale\u201d, che consent\u00ec la coltivazione della vite persino in Scozia. Ma a partire dalla fine del XIV secolo e fino alla fine del XVIII secolo, le temperature medie si abbassarono drasticamente, mettendo in ginocchio l\u2019agricoltura. \u201cPiccola glaciazione\u201d \u00e8 il nome dato a questo periodo, nel quale \u00e8 stato necessario cambiare radicalmente sia le pratiche agronomiche sia le variet\u00e0 da coltivare. Gli agricoltori si trovarono di fronte ad un problema enorme, quello di sostituire quasi tutto il germoplasma e di identificare e selezionare le piante che meglio si adattassero alla nuova realt\u00e0; piccoli comprensori agricoli si attivarono per identificare le piante che rispondevano meglio alle mutate condizioni climatiche, ossia piante capaci di sopravvivere ai rigidi e lunghi inverni e alle torride ma brevi estati. In questo modo contribuirono all\u2019ampliamento della variabilit\u00e0 genetica e alla selezione di migliaia di ecotipi diversi in tutte le specie, compresa la vite e su tutto il territorio nazionale. <br>Infatti, se oggi abbiamo un patrimonio viticolo unico al mondo, con pi\u00f9 di 500 variet\u00e0 coltivate, di cui pi\u00f9 di 60 economicamente rilevanti, in parte lo dobbiamo anche a questi sconvolgimenti climatici. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"644\" height=\"402\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Hendrick-Avercamp-esposta-al-Rijksmuseum-di-Amsterdam.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1639\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Hendrick-Avercamp-esposta-al-Rijksmuseum-di-Amsterdam.jpeg 644w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Hendrick-Avercamp-esposta-al-Rijksmuseum-di-Amsterdam-300x187.jpeg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Hendrick-Avercamp-esposta-al-Rijksmuseum-di-Amsterdam-500x312.jpeg 500w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Hendrick-Avercamp-esposta-al-Rijksmuseum-di-Amsterdam-641x400.jpeg 641w\" sizes=\"(max-width: 644px) 100vw, 644px\" \/><figcaption><em>Hendrick Avercamp &#8211; Rijksmuseum di Amsterdam<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><br>Ritornando ai vitigni dei&nbsp;Romani, di quelli che&nbsp;sono arrivati fino a noi, \u00e8 probabile che la maggior parte del loro patrimonio genetico si sia conservato, ma molti caratteri sono sicuramente cambiati. Come fare per scoprirlo? \u00c8 fondamentale trovare ed analizzare DNA estratto da vinaccioli e\/o altri materiali antichi, utilizzando le nuove tecnologie genomiche NGS (<em>next generation sequencing<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Questa tecnologia \u00e8 altamente informativa e potrebbe generare qualche delusione se i risultati ottenuti non corrispondessero a quelli attesi, dunque \u00e8 bene non lasciarsi prendere dal romanticismo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sempre in riferimento alla storia del vino, come sono cambiate le tecniche di conservazione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino a qualche decennio fa, il vino in Italia era venduto quasi esclusivamente sfuso come vino da tavola e solo poche aziende vendevano vino in bottiglie con etichette. Molti ettolitri di vino, soprattutto al sud, erano venduti come vini da taglio e servivano per migliorare le caratteristiche qualitative di altri vini \u201cmeno strutturati\u201d del nostro paese e non solo. Quindi sia le tecniche di vinificazione sia quelle di conservazione non avevano protocolli standard applicabili alle diverse aree vitivinicole nazionali. Solo poche zone italiane potevano contare su una viticoltura specializzata. <\/p>\n\n\n\n<p>Oltralpe, invece, la Francia aveva instituito i suoi <em>cru<\/em> gi\u00e0 nel 1855, e da allora ha sempre perseguito la strada del miglioramento dei suoi vini, attraverso l\u2019aggiornamento dei disciplinari e delle aree di produzione mantenendo, per\u00f2, sempre la stessa classificazione (classificazione di M\u00e9doc 1855). <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 bene precisare, per\u00f2, che tutto questo avveniva quando l\u2019Italia come paese doveva essere ancora \u201cfatto\u201d. Tornando alla viticoltura nostrana, il primo ad interessarsi in maniera organica ai vini italiani \u00e8 stato Mario Soldati, il quale a partire dalla fine degli anni cinquanta intraprese tre viaggi enogastronomici in Italia alla scoperta dei vini \u201cgenuini\u201d della penisola che descrive e riporta magistralmente nel suo libro \u201cVino al vino\u201d. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Mario-Soldati-Vino-al-vino.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1641\" width=\"480\" height=\"639\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Mario-Soldati-Vino-al-vino.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Mario-Soldati-Vino-al-vino-225x300.jpg 225w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Mario-Soldati-Vino-al-vino-500x667.jpg 500w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Mario-Soldati-Vino-al-vino-600x800.jpg 600w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Mario-Soldati-Vino-al-vino-300x400.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 480px) 100vw, 480px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><br>Dalla lettura del libro di Soldati si evince, almeno nel primo dei tre viaggi, un certo scetticismo verso i vini imbottigliati ed etichettati prediligendo i vini sfusi. Nonostante il grande impegno profuso nella ricerca delle migliori produzioni, la classificazione della qualit\u00e0 dei vini, nel libro, \u00e8 bastata su descrittori molto semplici quali \u201cbuono\u201d o \u201cnon buono\u201d, che sono, per\u00f2, poco selettivi e poco informativi. Ciononostante dobbiamo essere grati a Soldati per quello che ha fatto, poich\u00e9 il suo \u00e8 stato il primo vero tentativo di generare una mappa dei vini italiani. <br>Un altro aspetto che mi ha colpito, leggendo il libro, sono le doti di \u201ctalent scout\u201d del grande scrittore piemontese, che durante i suoi viaggi ha scoperto e descritto sia grandi vini sia eccellenti aziende. Un esempio che chiarisce bene il concetto: Soldati era in Valpolicella alla ricerca del vino che Hemingway aveva bevuto durante il suo soggiorno a Venezia, per la stesura del romanzo <em>Across the river and into the trees<\/em>. Tra i tanti assaggiati, l\u2019unico che colp\u00ec la sua fantasia fu un valpolicella proveniente da Cer\u00e8 Negrar, \u201cdi un certo Quintarelli\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Anche se in quegli anni l\u2019amarone era ancora visto come un recioto mal riuscito, Soldati aveva scoperto uno dei maggiori protagonisti della rinascita della vitivinicoltura del nostro paese. Questa era la situazione del comparto enologico in Italia negli anni sessanta. Mentre la Francia continuava a collezionare allori nel mondo con i suoi vini, l\u2019Italia arrancava. Si dovette attendere un evento drammatico, lo scandalo del metanolo, per avviare il processo di riqualificazione del settore, intervenendo sull\u2019identificazione delle aree viticole e avviando i disciplinari di produzione. Fortunatamente oggi le cose sono cambiate, ci stiamo avvicinando agli standard francesi, non abbiamo ancora ridotto del tutto il gap, ma siamo sulla strada giusta.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"667\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/grappoli-di-sangiovese-in-Toscana.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-253\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/grappoli-di-sangiovese-in-Toscana.jpg 1000w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/grappoli-di-sangiovese-in-Toscana-300x200.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/grappoli-di-sangiovese-in-Toscana-768x512.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/grappoli-di-sangiovese-in-Toscana-800x534.jpg 800w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/grappoli-di-sangiovese-in-Toscana-600x400.jpg 600w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/grappoli-di-sangiovese-in-Toscana-850x567.jpg 850w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Certo che questa storia delle analisi genetiche \u00e8 veramente intrigante. <\/strong><br><strong>In un tuo ultimo lavoro intitolato <em>Inferring RPW8\u2011NLRs\u2019s evolution patterns in seed plants: case study in Vitis vinifera<\/em> pubblicato su <em>Planta<\/em> proprio quest\u2019anno, avete studiato l\u2019evoluzione genetica della vite. In particolare, avete confrontato Aglianico, Falanghina, Sultanina, Tannat e Nebbiolo col Pinot nero. <\/strong><br><strong>Siamo curiosi: cosa \u00e8 emerso da questo studio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da anni lavoriamo per individuare i geni coinvolti nel sistema immunitario delle piante. In questo lavoro abbiamo utilizzato la bioinformatica per analizzare una classe speciale di geni, quelli responsabili dell&#8217;attivazione delle difese in seguito all\u2019infezione da parte di microorganismi. Abbiamo scoperto che il numero di tali geni varia molto nei vitigni e che i genomi dell\u2019Aglianico e della Falanghina ne ospitano il doppio rispetto ad altri, come la Sultanina. I nostri dati ci dicono, inoltre, che durante l\u2019evoluzione alcune mutazioni dannose sono state eliminate (in un processo che, non a caso, prende il nome di selezione purificante) e che alcuni di essi si attivano durante l\u2019infezione da oidio &#8211; una tra le pi\u00f9 gravi patologie fungine della vite \u2013 senza per\u00f2 indurre la resistenza. Ora stiamo lavorando per trovare specifiche varianti nella sequenza del DNA in grado di rendere l\u2019azione di questi geni pi\u00f9 efficace nella difesa e che, in futuro, possano conferire alle viti poteri da &#8220;supereroi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Questo \u00e8 bellissimo! <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La genetica contro le frodi potrebbe essere il titolo abbreviato e semplificato del tuo lavoro del 2017 pubblicato su <em>Food Control<\/em> con il titolo \u201cWine varietal authentication based on phenolics, volatiles and DNA markers: State of the art, perspectives and drawbacks\u201d. <\/strong><br><strong>In che modo la ricerca genetica pu\u00f2 aiutare nel controllo alle frodi enologiche?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il vino \u00e8 uno spettacolare universo di molecole. Se avessimo un immaginario microscopio in grado di distinguere le sostanze in esso presenti, ne conteremmo diverse centinaia tra zuccheri, proteine, lipidi e acidi nucleici. La domanda che ci siamo posti \u00e8 \u201ca chi appartiene il DNA presente nel vino?\u201d. \u00c8 noto, infatti, che il vino \u00e8 una matrice complessa e quindi sappiamo che non tutto il DNA in esso presente proviene dall\u2019uva, ma solo una piccolissima parte; sappiamo anche che la ricerca genetica \u00e8 in grado di definire l\u2019origine delle diverse frazioni. Infatti, tramite l\u2019ausilio di moderne tecnologie di sequenziamento siamo, ad oggi, in grado di rivelare l&#8217;identit\u00e0 dei vitigni utilizzati per produrre un determinato vino anche se il DNA \u00e8 presente in minima parte ed \u00e8 stato danneggiato durante il processo fermentativo. <br>Con queste tecnologie noi abbiamo identificato le sequenze che caratterizzano le variet\u00e0 di Aglianico, Falanghina, Fiano, Cabernet, Merlot, dimostrando che ogni vitigno, anche dopo la vinificazione, conserva il proprio DNA rappresentato da sequenze uniche. La ricerca genetica pu\u00f2, quindi, contrastare le frodi enologiche cercando, scoprendo e assegnando queste sequenze al proprio vitigno e creando per ogni cultivar una specie di codice a barre.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nei tuoi studi, qual \u00e8 il caso che ti \u00e8 rimasto maggiormente impresso di cultivar che ti aspettavi fosse di un tipo e invece era altra cosa?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da agronomo e da figlio di agricoltori posso dire che la sorpresa non \u00e8 nel fenotipo che molto spesso si riflette nei nomi attribuiti localmente alle variet\u00e0. Invece una cosa che mi ha sorpreso veramente \u00e8 stata la versatilit\u00e0 di alcuni vitigni di modificare l\u2019evoluzione delle loro&nbsp; molecole odorose in funzione dell\u2019et\u00e0, anche senza passaggio in <em>barrique<\/em>. Un esempio evidente \u00e8 dato dalla Falanghina che mantiene note fruttate (banana, mela verde, ananas) se giovane, mentre con l\u2019invecchiamento prevalgono note floreali (fiori d&#8217;arancio e eucalipto).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Falanghina.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1643\" width=\"523\" height=\"348\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Falanghina.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Falanghina-300x200.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Falanghina-500x333.jpg 500w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Falanghina-600x400.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 523px) 100vw, 523px\" \/><figcaption>Falanghina<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Come si \u00e8 evoluta la tua disciplina in questi anni? Ritieni che ci possano essere altri settori di supporto o addirittura sostitutivi all\u2019analisi genetica per ricostruire le genealogie delle varie cultivar?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La genetica \u00e8 una scienza relativamente giovane, \u00e8 nata, infatti, all\u2019inizio del novecento, ma ha fatto passi da gigante, pi\u00f9 di ogni altra disciplina biologica. Dopo solo cento anni dalla sua nascita, ci ha consentito di svelare quasi tutti i segreti che sono alla base della vita, attraverso il sequenziamento dei genomi. <br>La genomica ci ha consentito di studiare il sistema geni, sia dal punto di vista strutturale (costruzione di mappe geniche), sia dal punto di vista funzionale (funzione dei geni e loro interazione). <\/p>\n\n\n\n<p>Analogamente al genoma sono stati studiati anche altri sistemi biologici, che nell\u2019insieme hanno dato origine alle scienze &#8211;<em>omiche<\/em>. Per lo studio dei genomi, e pi\u00f9 in generale di tutte le scienze \u2013<em>omiche<\/em>, \u00e8 indispensabile avvalersi di strumenti idonei a gestire l\u2019enorme flusso d\u2019informazioni e per questo tipo di analisi ci si avvale della bioinformatica, ovvero di una disciplina che consente di descrivere, dal punto di vista quantitativo, fenomeni biologici complessi. Ora, ritornando alla genetica degli anni settanta, era una genetica basata ancora sullo studio dei fenotipi (<em>forward genetics<\/em>), la genetica molecolare cominciava ad affacciarsi all\u2019orizzonte (<em>reverse genetics<\/em>) e prendevano piede anche nuove tecniche di colture <em>in vitro<\/em> (isolamento di protoplasti, selezione <em>in vitro<\/em>, fusioni somatiche). Eravamo coscienti, per\u00f2, che ci stavamo avviando verso una nuova, incredibile, era della genetica e pi\u00f9 in generale della biologia. Non potevamo immaginare, per\u00f2, che eravamo alla vigilia della nascita di una nuova disciplina: la biologia dei sistemi (<em>systems biology<\/em>), una scienza che ha stravolto il modo di utilizzare i dati, capace di inventare e fornire modelli predittivi per valutare fenomeni complessi legati agli organismi viventi. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"333\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/ricerca-agronomica.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1654\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/ricerca-agronomica.jpg 1000w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/ricerca-agronomica-300x100.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/ricerca-agronomica-768x256.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/ricerca-agronomica-500x167.jpg 500w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/ricerca-agronomica-800x266.jpg 800w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/ricerca-agronomica-850x283.jpg 850w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Ho vissuto anni esaltanti, sono partito dall\u2019analisi fenotipica di una popolazione segregante e mi sono trovato a sequenziare genomi e gestire \u201cbig data\u201d. Il sequenziamento della vite, una delle prime specie d\u2019interesse agrario ad essere stata sequenziata, ha fornito risposte e delineato grandi possibilit\u00e0 di ricerca per tutti i ricercatori che a vario titolo studiano questa specie.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quanto lavoro c\u2019\u00e8 ancora da fare per completare la mappatura delle viti in Italia? Tra Conegliano e la Italian vitis database non si rischia di disperdere risorse?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non vedo un problema di ridondanza. Negli ultimi vent\u2019anni la genetica ha contribuito tantissimo a svelare l\u2019identit\u00e0 di molti vitigni, erroneamente o ambiguamente classificati, attraverso l\u2019uso dei marcatori molecolari. Il problema, tuttavia, \u00e8 tutt\u2019altro che risolto e non riguarda solo i vitigni meno noti. Serve ancora tanto lavoro per ampliare quanto \u00e8 stato gi\u00e0 fatto e per un\u2019efficace integrazione dei dati. In linea con ci\u00f2, in Europa sono nate molte banche dati che raccolgono i profili molecolari di migliaia di vitigni. Molte di esse sono state progettate per consentire una partecipazione collettiva all\u2019inserimento dei dati (un esempio \u00e8 il database viticolo italiano) e questo fa in modo che i risultati prodotti dai singoli studiosi possano essere confrontati con quelli prodotti da altri. <\/p>\n\n\n\n<p>Devo aggiungere che, sebbene la differenziazione tra le variet\u00e0 sia facilmente perseguibile ricorrendo all\u2019uso dei marcatori molecolari, la discriminazione non \u00e8 sempre possibile a livello clonale. In altri termini, gli studi condotti finora hanno evidenziato l\u2019inefficacia dei marcatori molecolari nello studio della diversit\u00e0 intra-varietale, costituita da popolazioni di piante che, nel corso dei secoli, si sono diversificate in cloni che esprimono differenze qualitativamente importanti. <br>In questi anni i genetisti discutono sugli approcci che consentono di raggiungere quelle regioni del genoma che risultano inaccessibili con le tecnologie finora utilizzate, ma che sono in grado di evidenziare quei cambiamenti alla base della diversit\u00e0 intra-varietale. Il sequenziamento \u00e8 certamente la via da intraprendere, ma finora i vitigni il cui DNA \u00e8 stato decodificato sono pochissimi. Nel prossimo futuro si dovr\u00e0 investire molto in questa direzione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come sta andando con il polo enologico di Avellino? Quali sono gli sviluppi che avete in mente per questo centro di studi e ricerche? E quali sono i rapporti con Conegliano?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"744\" height=\"214\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/polo-enologico-di-Avellino.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1663\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/polo-enologico-di-Avellino.jpg 744w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/polo-enologico-di-Avellino-300x86.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/polo-enologico-di-Avellino-500x144.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 744px) 100vw, 744px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>L&#8217;evoluzione della vitivinicoltura nazionale e internazionale e le nuove esigenze del mercato, della produzione e della ricerca, impongono tempi di adeguamento dell&#8217;offerta formativa rapidi ed efficaci. Appare quindi d\u2019interesse strategico per il vino italiano la crescita di un\u2019offerta di eccellenza che si differenzi da quella francese, valorizzando i vitigni storici italiani. Condizioni necessarie perch\u00e9 detta crescita si realizzi sono la formazione di figure professionali capaci di individuare e gestire gli obiettivi enologici vincenti, le scelte tecniche, le decisioni operative e imprenditoriali, in un\u2019ottica di posizionamento competitivo su segmenti di mercato di maggior pregio, la presenza di filiere di produzione e distribuzione idonee, radicate nel territorio e proiettate verso il mondo. <br>Alla luce di questi nuovi scenari, abbiamo pensato che l\u2019istituzione del corso di laurea magistrale in Scienze Enologiche potesse fornire agli studenti approfondimenti adeguati alla conoscenza e alla definizione tecnica dei modelli enologici varietali e territoriali vincenti, colmando un vuoto formativo a livello nazionale e fornendo, insieme al <em>Polo Enologico Abellinum,<\/em> una grande opportunit\u00e0 per l\u2019Italia. Il <em>Polo Enologico Abellinum <\/em>nasce per potenziare gli studi di alta formazione e ricerca (laurea magistrale, dottorati di ricerca, scambi internazionali di ricercatori, etc.), proponendosi quindi come un modello di sviluppo del settore vitivinicolo italiano e non solo.<\/p>\n\n\n\n<p>La nostra attivit\u00e0 di ricerca \u00e8 complementare a quella del centro di ricerca di Viticoltura ed Enologia del CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l\u2019analisi dell\u2019Economia Agraria). Abbiamo avviato diverse collaborazioni con il centro su pi\u00f9 tematiche dei settori viticoli ed enologici,&nbsp; soprattutto con la sede di Turi (BA).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa ne pensi della dicotomia tra l\u2019impianto dei soliti vitigni internazionali un po\u2019 ovunque e la corsa alla riscoperta degli autoctoni che sta dando in alcuni casi delle autentiche sorprese enologiche?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Come ho avuto gi\u00e0 modo di dire, l\u2019Italia \u00e8 il paese che ha un patrimonio viticolo unico al mondo per numero di variet\u00e0 autoctone coltivate ed \u00e8 anche l\u2019unico paese dove le cultivar internazionali coltivate sono meno del 35%. In queste percentuali sono compresi, per\u00f2, anche il trebbiano, o meglio i trebbiani, che pur essendo vitigni italiani, rientrano tra quelli internazionali perch\u00e9 sono tra i pi\u00f9 coltivati al mondo, occupando il settimo posto tra quelli destinati alla produzione del vino. Da questa analisi emerge che i vitigni internazionali rappresentano poco pi\u00f9 del 20% della superficie vitata italiana, mentre in tutti gli altri paesi al mondo sono mediamente sopra il 70%. Quindi l\u2019Italia gode di un privilegio che altri paesi non hanno. Se elenchiamo i grandi vini italiani prodotti con vitigni autoctoni la lista \u00e8 lunga: brunello, barolo amarone, chianti classico e ad altri meno noti a livello internazionale ma altrettanto importanti, come Aglianico, Taurasi, Negramaro, Montepulciano, Nero d\u2019avola, Primitivo etc. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/teroldego.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1519\" width=\"545\" height=\"376\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/teroldego.jpg 1000w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/teroldego-300x207.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/teroldego-768x531.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/teroldego-500x346.jpg 500w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/teroldego-800x553.jpg 800w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/teroldego-579x400.jpg 579w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/teroldego-850x587.jpg 850w\" sizes=\"(max-width: 545px) 100vw, 545px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><br>Essi rappresentano la stragrande maggioranza dei vini italiani, ma accanto a questi ce ne sono alcuni che sono prodotti con vitigni internazionali, che hanno rappresentato e rappresentano, per il comparto enologico italiano, una benedizione&nbsp; per l\u2019enorme visibilit\u00e0 che ci danno a livello planetario, mi riferisco &nbsp;a quelli prodotti con uve provenienti dai Cabernet, come il Sassicaia, l\u2019Ornellaia, etc., o dal Merlot come il pi\u00f9 illustre di tutti, il Masseto, questi vini provengono quasi tutti da Bolgheri (LI) e sono noti come i \u201cSuper Tuscan\u201d. <br>I vitigni internazionali in Italia hanno avuto un grande successo in passato, ma adesso, con la riscoperta dei nostri vitigni, sono in fase calante. Infatti, data la necessit\u00e0 di impiantare vigneti che raccontano il territorio, i viticoltori sempre pi\u00f9 spesso si orientano ad usare vitigni autoctoni che esaltano al meglio le caratteristiche dei territori, anche se a volte la loro vinificazione \u00e8 pi\u00f9 complessa e richiede un maggiore impegno enologico. Fortunatamente la formazione nel campo enologico negli ultimi anni ha fatto passi da gigante, ci sono scuole universitarie da Nord a Sud del paese, in grado di formare enologi capaci di affrontare e gestire anche vinificazioni complesse come possono essere quelle dei vitigni autoctoni. <br>Se poi pensiamo alla viticoltura del futuro, con i cambiamenti climatici in atto, allora dobbiamo fare tesoro degli insegnamenti del passato. Immagino, infatti, che nei nostri ambienti vedremo sempre meno vitigni internazionali e sempre pi\u00f9 quelli autoctoni, viceversa mi aspetto di vedere il Sangiovese, l\u2019Aglianico o il Magliocco coltivati in Francia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 arrivato il momento della domanda provocatoria n. 1<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ipotizziamo che ti fosse messo a disposizione un fondo illimitato da poter gestire per la viticultura. Non hai vincoli, non hai controlli, nessuna necessit\u00e0 di rendicontazione e nemmeno limitazioni di spazio. Puoi decidere tu il territorio. Un sogno, insomma. Cosa faresti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Essendo un sogno non si avverer\u00e0, e forse \u00e8 meglio cos\u00ec. La gestione dei fondi di ricerca richiede un grande impegno e, soprattutto, una grande visione d\u2019insieme delle tematiche da affrontare. Non sempre disporre di grandi finanziamenti equivale ad ottenere eccellenti risultati di ricerca. La mia consolidata esperienza mi suggerisce che i finanziamenti, senza adeguate strutture e senza personale altamente qualificato, non consentono di ottenere buoni risultati; \u00e8 preferibile dunque possedere piccoli finanziamenti, ma costanti e prolungati nel tempo. Ma ritorniamo al sogno: per ipotizzare progetti di ricerca in viticoltura nel nostro paese bisogna partire dal panorama viticolo italiano e tener conto delle tante tipologie di vitigni e vino di cui disponiamo. <br>Questa enorme variabilit\u00e0 \u00e8 la nostra forza, ma anche la nostra debolezza e un progetto di ricerca, degno di questo nome, non pu\u00f2 prescindere da quest\u2019analisi. <\/p>\n\n\n\n<p>Partirei, pertanto da due parole: sostenibilit\u00e0 e valorizzazione; come &nbsp;\u00e8 noto la viticoltura, tra tutte le attivit\u00e0 agricole, \u00e8 quella pi\u00f9 impattante sull\u2019ambiente. Se guardiamo ai soli dati europei ci rendiamo conto, infatti, che essa \u00e8 insostenibile dal punto di vista ambientale, considerando che il 3% della superficie vitata richiede pi\u00f9 del 65% di tutti i fungicidi usati per l\u2019intera agricoltura europea. Come intervenire per salvaguardare l\u2019ambiente e valorizzare il prodotto? Occorre non solo considerare il grande numero di viticolture e di vitigni che abbiamo in Italia, ma anche i cambiamenti climatici in atto per comprendere la seriet\u00e0 del problema. Partiamo dal fatto che il miglioramento genetico della vite ha avuto poco successo e che solo negli ultimi anni \u00e8 stato fatto qualcosa attraverso programmi di incroci interspecifici, molto lunghi e di scarso impatto sui viticoltori, per effetto della perdita di tipicit\u00e0 dei vini. <br>Oggi per\u00f2 abbiamo gli strumenti biotecnologici idonei per affrontare e risolvere questi problemi. Ecco, disponendo del tesoro di cui sopra, attrezzerei 3 laboratori su tutto il territorio nazionale (Nord, Centro e Sud) con personale altamente qualificato ed avvierei un programma di \u201c<em>genome editing<\/em>\u201d per indurre mutazioni utili (stress biotici e abiotici) in tutti i pi\u00f9 importanti vitigni italiani. I vantaggi di questi interventi sarebbero enormi, otterremo infatti vitigni che conserverebbero intatto il loro DNA, ad eccezione di qualche mutazione, cosi come \u00e8 avvenuto negli ultimi duemila anni. Queste tecnologie consentirebbero anche mantenere la tipicit\u00e0 dei vitigni e non inciderebbero, negativamente, sui vini di alta gamma.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Domanda provocatoria n. 2<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/i-cornoletame-della-biodinamica.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1665\" width=\"537\" height=\"322\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/i-cornoletame-della-biodinamica.jpg 640w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/i-cornoletame-della-biodinamica-300x180.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/i-cornoletame-della-biodinamica-500x301.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 537px) 100vw, 537px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Oggi la moda \u00e8 la produzione di vini biodinamici. Cosa pensi di questa pratica?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La domanda \u00e8 molto, molto provocatoria e la risposta lo sar\u00e0 altrettanto. La biodinamica \u00e8 filosofia e come tale non ha alcuna base scientifica. I vini biodinamici non so proprio cosa siano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ebbravo il nostro professore. Finalmente qualcuno che parla chiarissimo su questo tema. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Mi permetto una rapida invasione. Penso che questa colossale deriva verso le pseudoscienze anche in frange del mondo della ricerca &#8211; soprattutto quello universitario &#8211;  in parte sia responsabilit\u00e0 anche di chi potendo frenare la valanga si sia solo scostato in parte perch\u00e9 tanto non erano cose di suo interesse e non abbia preso posizione. <br>Quando lavoravo a Roma &#8211; eravamo con i consulenti del Ministero &#8211; il mio capo mi diceva sempre: le cose lasciate andare non possono far altro che peggiorare.<br>Grazie Luigi. Questa risposta vale tutta l&#8217;intervista!<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ultimissima. Per festeggiare davvero alla grande che vino ci mettiamo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Certamente un vino biodinamico \ud83d\ude42<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ahahahah ma bravo l&#8217;intervistato che prende in giro l&#8217;intervistatore! Me la sono cercata \ud83d\ude09  <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tornando seri, resterei nella mia terra e festeggerei con un Taurasi \u201cQuintodecimo\u201d prodotto dal mio amico Luigi Moio, un grande vino che si avvia a fare la storia dell\u2019enologia campana.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Eh, conosco molto bene la Quintodecimo, come il suo titolare e, ovviamente, i suoi studi sui profumi del vino.<\/strong><br><br><strong>Grazie, davvero grazie per questo meraviglioso, completo, avvincente, affascinante, incredibile, sorprendente excursus nel mondo delle viti e del vino. Priceless!<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator is-style-wide\"\/>\n\n\n\n<p>Se vi \u00e8 piaciuta l&#8217;intervista con Luigi Frusciante vi invito a scaricare la versione in ebook, winook per gli amici di VinOsa, in gran spolvero grafico.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button is-style-outline is-style-outline--3ae5a4da6a46bcf07512efc5c8065411\"><a class=\"wp-block-button__link\" href=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Luigi-Frusciante-e-la-genetica-delle-viti.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><span class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\">Winook &#8211; Luigi Frusciante e la genetica della vite<\/span><\/a><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator is-style-wide\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/aperitivo-1024x411.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1649\" width=\"588\" height=\"235\" srcset=\"https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/aperitivo-1024x411.jpg 1024w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/aperitivo-300x120.jpg 300w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/aperitivo-768x308.jpg 768w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/aperitivo-1536x617.jpg 1536w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/aperitivo-2048x822.jpg 2048w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/aperitivo-500x201.jpg 500w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/aperitivo-800x321.jpg 800w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/aperitivo-1280x514.jpg 1280w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/aperitivo-1920x771.jpg 1920w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/aperitivo-997x400.jpg 997w, https:\/\/vinosa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/aperitivo-850x341.jpg 850w\" sizes=\"(max-width: 588px) 100vw, 588px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">Tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 21<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>Luigi Frusciante \u00e8 Professore Emerito presso il Dipartimento di Agraria dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Napoli Federico II. 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